Storia

Dopo la costituzione della Congregazione d’Italia(1605) si sentì l’urgenza di risolvere alcuni problemi, tra cui la sistemazione in case diverse di attività che normalmente non era consentito svolgere nello stesso ambiente, ma che finora, per necessità di cose, si erano di fatto accumulate nella stessa casa. P. Ferdinando di S. Maria, primo superiore generale della Congregazione, affronta senza indugi il problema e il 20 aprile 1607, mentre è in visita a Napoli, incarica il suo procuratore generale, il V. P. Pietro della Madre di Dio, “ di comprare qualche villa o casa o luogo per costruirvi il noviziato o il Seminario delle Missioni dell’Ordine”. Il 27 aprile seguente fu redatto l’atto di compra di un terreno della famiglia Muti”, comprendente giardino, oro e un piccolo basco, al prezzo di 1.600 scudi. Al momento dell’acquisto l’ubicazione del sito era indicato nel seguente modo : “ presso i giardini sallustiani”, “sul Monte Quirinale, vicino al fonte dell’Acqua Felice e alla chiesa di S. Susanna”, “ luogo lontano da ogni strepito del mondo, dal concorso della gente e quindi quanto mai atto allo spirito dell’Ordine”. Oggi viene individuato nell’agglomerato urbano formato dalla chiesa e convento di S. Maria della Vittoria, dalll’Istituto Geologico Nazionale, dal ministero dell’Agricoltura e da altri edifici pubblici e privati, il tutto delimitato da Via XX Settembre, Via S. Susanna, Via Giosuè Carducci e Via Salandra. Una cospicua somma di denaro, offerta dal Signor Francesco Cimino Calabro per la costruzione del Seminario delle Missioni a Roma, decise per la scelta di questa destinazione, anziché per il noviziato, che nel 1617 fu trasferito a Montecompatri. Concorsero alla costruzione sia del convento che del chiesa, oltre ad alcune facoltose famiglie di nostri religiosi, altri amici e benefattori della Congregazione. Il convento fu costruito, su disegno del Breccioli, a ridosso della chiesa, nello spazio che oggi occupa il Servizio Geologico Nazionale. Aveva la forma di un grande quadrilatero con all’interno il chiostro; era ampio, con sotterranei, pianterreno e primo e secondo piano, capace di accogliere oltre 60 religiosi. Fu inaugurato il 7 novembre 1612 e nel 1613, con un Breve di Paolo V, fu destinato a sede del Seminario delle Missioni dell’Ordine dedicato alla Conversione di S. Paolo. Questo titolo si deve alla particolare destinazione della fondazione, ma anche all’impegno dei religiosi di conservare la memoria di una chiesetta in onore di S. Paolo distrutta insieme all’annessa casetta che serviva per ospitare pellegrini , per far posto alla chiesa attuale. Al limite della clausura fu aperta al pubblico una farmacia, che rimase attiva fino alla soppressione del 1873. Lo testimoniano ancora l’esistenza dei vani da essa occupati, ancora integri nella forma e impreziositi da pitture che si richiamano alla medicina e ai fondatori dell’arte medica. Non più di dieci anni più tardi il convento divenne anche sede dello studio teologico della Provincia Romana e tale rimarrà fino al 1873. Non altrettanto si può dire del Seminario delle Missioni. Spiacevoli conflitti di giurisdizione, ma soprattutto la constata impossibilità che le due entità - una dell’Ordine e l’altra della Provincia - potessero continuare a coesistere nella stessa casa consigliarono i superiori dell’Ordine, d’accordo con quelli della Provincia, a cercare un’altra sede per il Seminario delle Missioni e l’ ottennero con la donazione dell’Abazia di S. Pancrazio fuori le Mura. Ne era Abate Commendatario, il Card. Diacono Francesco Maidalchini, il quale sottoscriveva l’atto di consegna ai Padri il 6 marzo 1662, dopo che Alessandro VII aveva dettato le condizioni di consegna col breve “ Inscrutabili Divinae Provvidentiae arcano”, del I° marzo 1662. Non è superfluo ricordare che la Provincia romana concorse al restauro della vetusta Basilica e del convento annesso con 7.672 scudi romani. La chiesa, ad una sola navata e a croce latina, fu costruita su disegno del Maderno, il quale si attenne, per quanto riguardava gli ornati, allo stile semplice adottato dalla Riforma nelle altre chiese dell’Ordine. Ma la vittoria della Montagna Bianca presso Praga dell’esercito cattolico contro quello protestante del paladino ribelle Federico di Sassonia(1620) cambiò totalmente il destino di questa chiesa. Nel 1622 vi fu intronizzato il piccolo quadro raffigurante la Vergine col Bambino Gesù, portato al collo dal V. P. Domenico di G. Maria durante la battaglia e a cui fu accreditata la suddetta vittoria, e fu deciso il cambiamento del titolo della Conversione di S. Paolo in quello di S. Maria della Vittoria. Per dar degna cornice alla memoria di questo straordinario avvenimento prima il P. Domenico e poi i principi e le corti cattoliche d’Europa, presso le quali il religioso godeva di un indiscusso prestigio, s’impegnarono con le sostanziose offerte per abbellire la chiesa. La sua trasformazione fu affidata allo stesso Maderno che “ la sovraccaricò di stucchi, ornamentazioni angeli e dorature seguendo in ciò l’andazzo del suo secolo”. Per le cappelle fu concesso lo jus patronatus a nobili famiglie “ col patto che ognuna provvedesse a ornare l’altare in modo corrispondente alla ricca decorazione ideata e realizzata dal Maderno”. Tutte le cappelle diventarono così dei veri scrigni preziosi in cui l’arte fu profusa a piene mani. Emerge fra tutte la cappella di S. Teresa commissionata dal Card. Federico Cornaro a Gian Lorenzo Bernini, che lasciò scolpito il meglio della sua arte nel gruppo marmoreo che rappresenta la trasverberazione della santa da parte del serafino. La facciata della chiesa in travertino fu costruita nel 1626 su disegno di G. Battista Soria e a spese del Card. Scipione Borghese, in cambio del dono fattogli dai Carmelitani della statua dell’Ermafrodito dormiente, rinvenuta nel 1608 durante gli scavi delle fondamenta della chiesa. Nel 1705 furono rivestiti di alabastro di Sicilia tutti i pilastri della chiesa e nel 1724 il Card. Sebastiano Tanara provvide la chiesa di un ricchissimo pavimento di marmo. Le pitture della volta e della cupola furono eseguite da Giandomenico Cerrini e quella dell’abside da Luigi Serra. La chiesa possiede inoltre altre importantissime opere pittoriche e scultoree, per la cui conoscenza rimando a guide specializzate . A me non resta che condividere in pieno il giudizio di autorevoli critici d’arte che”, nonostante l’evidente indulgenza alle maniere barocche”, non esitano affermare che questa chiesa possiede una ricchezza unica e resta un esempio di arte che eleva la ricchezza dell’ornamentazione a simbolo di fede”. Per ricordare la canonizzazione di S. Teresa di G. Bambino, nel 1925, oltre ad inaugurare nella chiesa il primo altare dedicato alla Santina, in un piccolo recinto antistante il convento fu innalzata una sua statua di cemento, che nel 1927 fu sostituita con una di marmo di Carrara. Nel 1995 la cripta sotto l’altare maggiore, dove un tempo si seppellivano i religiosi defunti, fu liberata da un immensa massa di detriti, fu restaurata e fu aperta al pubblico il 23 dic. dello stesso anno, anniversario della morte del Servo di Dio F. Isidoro della Natività, che fu sepolto in questa cripta. Accanto ai fasti di questo convento, come Seminario delle Missioni e come sede dello studio teologico della Provincia Romana , c’è la storia amara, oltre che delle due soppressioni, anche della devastazione operata nel 1798 dai soldati di Napoleone che da Via Piana, ora XX Settembre, entrarono a Roma come conquistatori e a centinaia e ripetutamente si sistemarono nel convento, facendo man bassa di tutto. Nel 1873 il convento fu indemaniato e la chiesa eretta in rettoria. Ma i pochi religiosi rimasti quanto prima poterono cercarono di riacquistare il volto di una comunità normale, adattandosi negli angusti spazi destinati alla rettoria. Si adoperarono per rendere più agibili questi spazi, ma anche per rinnovare il fervore della loro vita religiosa e soprattutto per mantenere intatto il decoro della chiesa, ricorrendo spesso alla collaborazione degli Enti a ciò preposti, ma anche spendendo il proprio denaro. Così nel 1927 poterono ottenere dal ministro dell’Economia Nazionale un salone dietro il coro da adibire a sagrestia e da pinacoteca ; negli anni ‘50 poterono fornire la chiesa di un nuovo organo e degli ampi finestroni a vetri istoriati. Negli anni 1969-’72 la grande sacrestia e il vecchio oratorio furono rimessi a nuovo e rivestiti di marmo; nell’anno 1991, sotto la sorveglianza della Soprintendenza ai beni ambientali e culturali del Lazio, fu eseguito il restauro della facciata della chiesa e negli anni 1992- 1993 quello di tutti gli stucchi e le pitture all’interno della chiesa fin sotto il grande cornicione. Fra gli anni 1993-1998 è stato eseguito il restauro delle cappelle di S. Teresa e di S. Giuseppe con la sovvenzione della Fondazione della BNC e della Famiglia Cornaro ; il restauro della cappella di S. Francesco con l’intervento delle Belle arti e quello delle Cappelle del Carmine e di S. Teresa di G. B. con le offerte dei fedeli. Oggi la chiesa, come sempre assistita con amore e dedizione dai religiosi, è continua meta di turisti che desiderano ammirare la meravigliosa estasi di S. Teresa del Bernini e le altre opere qui esposte, ma altresì luogo preferito di sosta spirituale per tanti professionisti, impiegati, operai e gente comune che nella preghiera cercano di trovare il senso del loro vivere quotidiano e del loro lavoro.